Una Riflessione
scritto da Antonio Scafuri


Pubblicato il 01/08/2015


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E’ ormai consuetudine per ogni problema scorrere le pagine del web, internet docet …forse! Mi riferisco in particolare alle nuove tecniche chirurgiche mini invasive, dove la “invasività” chirurgica dovrebbe essere connubio tra l’ottimo risultato chirurgico e il minimo disagio fisico e, quindi, psicologico per il paziente; tecniche sulla carta almeno per tutti i pazienti e spesso legate ad un sistema economico complesso (ben venga se scevro da lucro!) e poco trasparente. Non è sempre così! E’ importante, innanzitutto, ricordarsi che sebbene anatomicamente siamo tutti uguali e le patologie, cioè le malattie, le stesse per tutti, l’anatomia e la patologia in ciascuno di noi si esprime diversamente. Cosa voglio dire, ognuno di noi è a se stante. Se vogliamo fare un esempio più ampio non tutti abbiamo la stessa misura di piede e anche se la maggioranza ha il numero più frequente (42/43 uomini 36/37 donne) in questi magari un modello di scarpa calza meglio di un altro, e ancora, in questi che hanno lo stesso numero e lo stesso modello magari la durata della stessa scarpa non è la medesima. La mia riflessione è che non si può e non dobbiamo “globalizzare” ogni cosa (visto che va tanto di moda), sebbene tutti vorremmo in diverse situazioni cliniche lo stesso trattamento, spesso, questo non lo si può attuare. Allargando l’orizzonte di questa riflessione, è noto come l’effetto di un farmaco sia complessivamente noto funzionare su tutti e anche noto, però, secondo un profilo “energetico” della persona che il comportamento del farmaco differisce in ognuno; infatti, spesso quegli effetti collaterali (quelli del bugiardino per intendersi) compaiono ma non in tutti, e se compaiono non hanno sempre lo stesso modo di esprimersi, quindi siamo diversi. La risposta ad un farmaco o a una procedura terapeutica, sebbene SEMBRI la stessa, in realtà energeticamente non lo è. E così poter applicare una nuova tecnica chirurgica non sempre è applicabile a tutti, l’importante è esserne consci e accettarlo anche psicologicamente. Il problema più importante penso sia risolvere la situazione clinica, certo nel rispetto, innanzitutto, biologico e riconoscendo che ognuno di noi differisce “energeticamente” e risponde e si esprime in modo “energeticamente” diverso da un altro in ogni situazione biologica e psicologica.


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